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Il_Punto_di_Vista

I Esercitazione del Laboratorio di Composizione Architettonica 2
Prof. Enrica Colabella
Il Punto di Vista nella prospettiva

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Piero della Francesca, Costruzione Prospettica di una testa umana

Aim: The conscious point of view by using the first memory encoding

“La tenda bianca”
La prima lezione me l'ha data una tenda
I primi ricordi della vita sono ricordi visivi. La vita nel ricordo diventa un film muto.
Tutti noi abbiamo nella mente un'immagine , che è la prima, o tra le prime, della nostra vita. Quell'immagine è un segno, e, per l'esatezza, un segno linguistico. Dunque, se è un segno linguistico, comunica o esprime qualcosa....
La prima immagine della mia vita è una tenda, bianca, trasparente, che pende, credo immobile, da una finestra che dà su un vicolo pittosto triste e scuro....In quella tenda si riassume e prende corpo tutto lo spirito della casa in cui sono nato.
Pier Paolo Pasolini, “Lettere Luterane”, To, Einaudi, 1977; pag 34

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1- “Less is more”
Meaning
The notion that simplicity and clarity lead to good design.
Origin
This is a 19th century proverbial phrase. It is first found in print in Andrea del Sarto, 1855, a poem by Robert Browning:
Who strive - you don't know how the others strive
To paint a little thing like that you smeared
Carelessly passing with your robes afloat,-
Yet do much less, so much less, Someone says,
(I know his name, no matter) - so much less!
Well, less is more, Lucrezia.
The phrase is often associated with the architect and furniture designer Ludwig Mies Van Der Rohe (1886-1969), one of the founders of modern architecture and a proponent of simplicity of style.
Cit:http://www.phrases.org.uk/meanings/226400.html

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Sedia modello Brno, ideata nel 1929/30 per la casa Tugendhat
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Padiglione tedesco per l'Esposizione internazionale di Barcellona, 1929

2- “More is different” by P. W. Anderson:
Broken symmetry and the nature of
the hierarchical structure of science.

“In closing, I offer two examples from
economics of what I hope to have said.
Marx said that quantitative differences
become qualitative ones, but a dialogue
in Paris in the 1920's sums it up even
more clearly:
FITZGERALD: The rich are different
from us.
HEMINGWAY: Yes, they have more
money.”
cit. Science, 4 August 1972, Volume 177, Number 4047
in http://www.isnature.org/Files/Anderson_More_is_Different.pdf(external link)
Philip W. Anderson, premio Nobel per la fisica nel 1977

EDWARD BULLOUGH
“La distanza psichica come fattore artistico e principio estetico”

“..Per molti di noi si tratta di un’esperienza assolutamente sgradevole. A parte il disagio fisico e alcune prevedibili difficoltà, l’evento produrrà una sensazione di particolare ansietà, di paura e d’incombente pericolo, insomma la tipica tensione di chi crede di vedere e ascoltare da lontano segnali difficilmente localizzabili. questa speciale attesa, mista di tacita angoscia e di tensione, che sempre si associa a tale esperienza, fa della nebbia il più temuto dei mostri marini, tanto più terrificante proprio a causa del totale silenzio e della grazia che l’accompagnano.
Ora però astraiamoci della pericolosa e concreta sgradevolezza di quest’esperienza focalizziamo l’attenzione sulle caratteristiche che costituiscono oggettivamente il fenomeno: il velo che ci avvolge con l’opacità di un latte trasparente, confondendo i profili di ogni cosa e distorcendone le sagome in una misteriosa stravaganza; scopriamo la particolare, fluida levigatezza dell’acqua, con ciò negando ipocritamente che vi sia una certa suggestione di pericolo; ma, soprattutto, sperimentiamo la strana solitudine del mondo, la sua lontananza fino a che questa esperienza non acquisti, nella sua inspiegabile fusione di quiete e di terrore, un sapore amaro e piacevole assieme che contrasta acutamente con la cieca e perturbata ansietà che ne caratterizza l’aspetto opposto. Non di rado questo sentimento emerge all’improvviso il nostro interesse più reale si tende come un filo ad alta tensione, sino a spezzarsi; allora vedremo consumarsi una catastrofe incombente con la stupefacente indifferenza del semplice spettatore.
Tale distanza sembra ingannare il rapporto tra il nostro sé e le sue emozioni, queste ultime intese nel loro senso più ampio come una sensazione, una percezione, uno stato emozionale o un’idea. Di solito ciò significa che la distanza inganna il rapporto tra il nostro sé e quegli oggetti che rappresentano l’origine o il tramite di tali emozioni.
Così, nella nebbia, la trasformazione operata dalla distanza viene dapprincipio prodotta estraniando il fenomeno dal nostro io reale e concreto, permettendogli di porsi fuori del contesto dei nostri bisogni e dei nostri fini, fino a interpretare le nostre emozioni “soggettive” non quali modalità del nostro essere, ma quali aspetti peculiari del fenomeno stesso.2”
La lunga citazione permette di introdurre il discorso sulla distanza psichica quale fattore determinante della tonalità emotiva di un individuo. Nella metafora del mare immerso nella nebbia Bullough individua due modi di vivere l’esperienza. Subirla in una condizione di paura e inquietitudine o percepirla attraverso i filtri di una specifica tecnologia della coscienza che rappresenta il fenomeno astraendo dalla valutazione dei rischi in corso. La ‘distanza psichica’ si configura allora come una strategia estetica attuata dal soggetto, consistente nella definizione un specifico rapporto tra esperienza diretta e dissociazione del sé, un gioco che riconfigura, secondo determinati criteri, la relazione tra il soggetto e quelle esperienze che rappresentano l’origine o il tramite delle sue tonalità emotive.
Da questo primo concetto conseguono altre due esperienze: l’Under-distance e l’Over-distance3. Se l’esperienza diretta incombe sul soggetto sino ad impedire ogni possibile oggettivazione del fenomeno si esperisce una diminuzione della distanza, un’esperienza traumatica detta appunto Under-distance. Se, al contrario, il soggetto si allontana dall’esperienza vissuta in un estrema oggettivizzazione si approda al polo opposto, l’esperienza dell’artificiale, dell’Over-distance.
(1)E. BULLOUGH, ‘Psychical Distance’ as a Factor in Art and an Aesthetic Principle, “The British Journal of Psychology”, v (1912), pp. 87-118, tr. It. La Distanza Psichica come fattore artistico e principio estetico, Aesthetica Edizioni, Palermo, 1997.
(2) Ivi, pp. 28-29
 (3) Ivi, pp. 35
(4)E. BURKE, A Philosophical Enquiry into the Origin of our Ideas of the Sublime and Beautiful,  1757, tr. it., Inchiesta sul bello e sul sublime, Aesthetica Edizioni, Palermo, 1985.
http://iconedigitali.splinder.com/post/22095108/edward-bullough-e-le-strategie-della-distanza-psichica(external link)

The dynamic point of view in the painter of silence:Caspar David Friedrich

« La bellezza degli occhi è particolarmente interessante, perché essi possono unirsi soltanto se non si toccano, a una distanza psichica; la loro oggettiva separazione è la condizione per la fusione», F. Landy, Paradoxes.

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Donna alla finestra, 1822, Berlino, Nationalgalerie
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Veduta della finestra destra dello studio, Kunsthistorisches Museum, Vienna

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Veduta della finestra sinistra dello studio, Kunsthistorisches Museum, Vienna

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F. G. Kersting, Ritratto di C.D. Friedrich nel suo studio,1811, Amburgo
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F. G. Kersting, Ritratto di C.D. Friedrich nel suo studio,1819,Berlino, Nationalgalerie

Ora, le linee del mio ritratto non si disperdono, benché cambino e si diversifichino. Il mondo non è che un movimento continuo. Ogni cosa vi si muove senza tregua: la terra, le rocce del Caucaso, le piramidi d'Egitto, e del movimento pubblico e del proprio. La stessa costanza altro non è che un movimento più languido. Non posso assicurare il mio oggetto. Se ne va fosco e barcollante, di una ebbrezza naturale. Lo colgo in questo punto, come si presenta, nell'istante in cui me ne interesso. Non dipingo l'essere. Dipingo il passaggio…

Michel de Montaigne, Saggi, vol.III, (Essais, III, 1588)



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